Domenica 21 luglio 2024

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. (Mc 6, 30-34)


Il tema del riposo è l’insegnamento di questo brano del vangelo. Gesù presenta un santo equilibrio tra preghiera e lavoro, azione e contemplazione. Nella sua sapienza è contenuta anche la capacità di saper chiudere la vita lavorativa per gustare un meritato riposo, veramente ristoratore. Gesù è capace di riposarsi.

Il brano odierno è un discorso difensivo della lentezza. Il ritmo odierno della vita spesso supera ogni umana possibilità. Nella saggezza latina si diceva “festina lente”, affrettati lentamente. Accelerare a tutti i costi diventa una malattia. Chi si ferma è perduto; ma è perduto anche chi accumula vorticosamente un fiume di informazioni senza accoglierle con autentica conoscenza e affetto.

Gesù nel vangelo non subisce mai gli eventi, non da’ mai impressione di cadere nella fretta e nella frenesia, indice di immaturità. Ama “perdere tempo”, quando tutti lo cercano, ma lui è assorto nella preghiera, che è più importante di mille urgenze false.    

Fare delle vacanze un tempo più frenetico del resto dell’anno, significa rovinarle. Al comandamento: “Ricordati di santificare le feste”, bisognerebbe aggiungere: “Ricordati di santificare le ferie”. Tra l’altro la parola “feria”, all’origine e anche nell’uso attuale della liturgia, significa proprio “giorno dedicato al culto”. Per non parlare di “holiday”, il termine inglese, che significa alla lettera “giorni santi”.

In queste occasioni bisogna dimenticare di essere una persona importante, e di aver cose importanti da fare. Perdere tempo è, a volte, il modo migliore per ritrovarlo. Il vero tempo perduto è quello che spendo fuori di me, nell’agitazione, senza mai pormi le domande essenziali: “Chi sono? Che cosa voglio? Dove vado?”; senza mai pensare che c’è un Dio e che io, proprio io, esisto davanti a questo Dio. “Fermatevi e sappiate che io sono Dio”, dice Dio (Salmo 46, 11). Passare un periodo di riposo e di raccoglimento è anche (M. Proust) un andare “alla ricerca del tempo perduto”. Questa esigenza di tempi di solitudine e di ascolto si pone in modo speciale per gli annunciatori del Vangelo e gli animatori della comunità cristiana che devono tenersi costantemente in contatto con la sorgente della vita e della Parola che devono trasmettere ai fratelli. I laici dovrebbero rallegrarsi, non sentirsi trascurati, ogni volta che il proprio sacerdote si assenta per un tempo di ricarica intellettuale e spirituale.

 

Comments are closed.