Domenica 30 marzo 2025. La Quaresima è il tempo in cui noi, figli prodighi, incontriamo la misericordia del Padre. Il Papa, confida egli stesso, sta vivendo in questo modo la sua convalescenza
di Michele Brambilla
Nel messaggio per l’Angelus del 30 marzo Papa Francesco ricorda che «nel Vangelo di oggi (Lc 15,1-3.11-32) Gesù si accorge che i farisei, invece di essere contenti perché i peccatori si avvicinano a Lui, si scandalizzano e mormorano alle sue spalle. Allora Gesù racconta loro di un padre che ha due figli: uno se ne va di casa ma poi, finito in miseria, ritorna e viene accolto con gioia; l’altro, il figlio “obbediente”, sdegnato col padre non vuole entrare alla festa».
La parabola descrive, quindi, dinamiche profonde. L’uomo, spesso, giudica in maniera spietata i peccati altrui e chi osi perdonarli, ma «Gesù rivela il cuore di Dio: sempre misericordioso verso tutti; guarisce le nostre ferite perché possiamo amarci come fratelli».
«Carissimi, viviamo questa Quaresima, tanto più nel Giubileo, come tempo di guarigione. Anch’io la sto sperimentando così, nell’animo e nel corpo», aggiunge il Papa. «Perciò ringrazio di cuore tutti coloro che, a immagine del Salvatore, sono per il prossimo strumenti di guarigione con la loro parola e con la loro scienza, con l’affetto e con la preghiera. La fragilità e la malattia sono esperienze che ci accomunano tutti; a maggior ragione, però, siamo fratelli nella salvezza che Cristo ci ha donato» con la sua Pasqua.
Pensando proprio alla grazia battesimale che unisce i credenti da una parte all’altra del globo, «confidando nella misericordia di Dio Padre, continuiamo a pregare per la pace: nella martoriata Ucraina, in Palestina, Israele, Libano, Repubblica Democratica del Congo e Myanmar, che soffre tanto anche per il terremoto» verificatosi il 28 marzo.
Il Pontefice segue con dolore anche «la situazione in Sud Sudan. Rinnovo il mio appello accorato a tutti i leader, perché pongano il massimo impegno per abbassare la tensione nel Paese. Occorre mettere da parte le divergenze e, con coraggio e responsabilità, sedersi attorno a un tavolo e avviare un dialogo costruttivo. Solo così sarà possibile alleviare le sofferenze dell’amata popolazione sud-sudanese e costruire un futuro di pace e stabilità». Soffermandosi anche sulla parte settentrionale del Sudan, parimenti dilaniata dallo scontro tra fazioni, «esorto le parti in conflitto a mettere al primo posto la salvaguardia della vita dei loro fratelli civili; e auspico che siano avviati al più presto nuovi negoziati, capaci di assicurare una soluzione duratura alla crisi. La Comunità internazionale aumenti gli sforzi per far fronte alla spaventosa catastrofe umanitaria».
«Grazie a Dio ci sono anche fatti positivi: cito ad esempio la ratifica dell’Accordo sulla delimitazione del confine tra il Tajikistan e il Kyrgyzstan, che rappresenta un ottimo risultato diplomatico. Incoraggio entrambi i Paesi a proseguire su questa strada», che è sempre la più promettente.
Il Papa prega quindi per tutte le nazioni in guerra Maria come Madre di misericordia, affinché «aiuti la famiglia umana a riconciliarsi nella pace».